Floris Generica - Eduardo Catalano                               Buenos Aires, Argentina


  
La trasmissione di un’esperienza traumatica attraverso le generazioni: un caso clinico
Ondina Greco

La situazione clinica che presenterò mostra la presenza della trasmissione familiare  di un pattern relazionale disfunzionale, mostrando come la coazione a ripetere possa, in particolari situazioni, propagarsi a livello intergenerazionale. Si tratta dell’evento di una gravidanza al di fuori di una relazione stabile e della necessità di mantenere segreta l’origine della gravidanza stessa /del figlio. L’ipotesi clinica intorno a cui ho lavorato è la presenza di un trauma “non-narrabile” all’inizio del meccanismo familiare di ripetizione.

Una giovane donna, che chiameremo Meg, si rivolge allo psicoterapeuta perché il suo figlio minore, di quattro anni, in un disegno della famiglia eseguito alla scuola materna raffigura se stesso, la madre, il fratello maggiore, di 10 anni, e due papà. Le educatrici della scuola avvisano la madre, che si spaventa e chiede aiuto.


In un primo colloquio con entrambi i genitori, emerge che in realtà esistono “due papà”, perché quella dei coniugi è una famiglia ricostituita. Meg, a diciannove anni, ha avuto il primo figlio, Alex, dalla relazione con un giovane che, quando Meg è rimasta incinta, si è allontanato, rifiutandosi di riconoscere il figlio.

Due anni dopo la nascita del figlio, Meg conosce l’attuale marito, che dopo il matrimonio adotta il figlio della moglie.e.e.

Dopo quattro anni di matrimonio, nasce un figlio della nuova coppia, e i coniugi decidono, di comune accordo, di non rivelare la diversa origine di Alex ai due figli.

Ma, come si è visto, in qualche modo misterioso la presenza di due papà circola nella famiglia.

Il marito di Meg esplicitamente afferma di non essere disponibile a riflettere sulla complessità della situazione - secondo lui molto semplice e ormai, anzi, risolta - e annuncia di non voler più partecipare ali colloqui.

Il terapeuta propone allora alla madre di continuare da sola a tentare di comprendere meglio che cosa stia capitando nella famiglia e, in particolare, perché si sia spaventata così tanto per il disegno del bambino. Durante i colloqui individuali emerge un enorme senso di colpa verso il suo primo figlio, senso di colpa che le rende impossibile pensare di poter svelare ai figli l’origine di Alex.

Inoltre il terapeuta viene a conoscenza di una situazione familiare particolare, perché quando Meg aveva circa diciotto anni e sua sorella circa trenta, in pochi mesi muoiono prima il padre poi la madre.

La sorella più grande, Rose, sposatasi a 18 anni e con una figlia di 11 anni, le dà ospitalità e Meg si trova a vivere con la sorella, il cognato e la nipote.

Meg, parlando della morte dei suoi genitori e spiegando che si amavano di un amore tenerissimo, esprime tutto il disorientamento e il dolore che aveva provato, anche perché pochi giorni dopo la morte della madre, la sorella le rivela che il padre appena morto era solo padre di Meg, non anche il proprio.

 

La notizia la sconvolge, ma la situazione concreta era così difficile che le sorelle non hanno tempo di parlare insieme della loro storia familiare e di aiutarsi reciprocamente. Un anno dopo, nasce Alex.

Mentre racconta, Meg sembra non essere consapevole di aver ripetuto la storia della madre.

Quando il terapeuta chiede di conoscere meglio la vicenda di sua madre Ann, Meg dice che vorrebbe invitare sua sorella ai colloqui, per parlare con chiarezza di tutta la storia, finalmente! Rose accetta, e comincia una fase familiare della terapia.

Rose spiega che negli anni cinquanta, in un paesino delle campagne venete, avere un figlio senza essere sposata ha rappresentato per sua madre Ann e per la famiglia una vergogna enorme, che ha recluso madre e figlia (lei stessa, Rose) in casa fino a quando la madre ha conosciuto un uomo che si è innamorato di lei e l’ha sposata, prendendo con sé Rose ormai undicenne.

Meg chiede a sua sorella se è stato difficile per lei vivere con un uomo che non era suo padre, ma Rose non vuole parlare di sé e le risponde che è disponibile a parlare solo dei “puri fatti”.

C’è insomma qualcosa che non può “uscire”, come Ann e Rose negli anni cinquanta.

Il terapeuta propone allora che le due sorelle costruiscano insieme il loro Genogramma (Watchel, E., F., 1982), nell’ipotesi che l’utilizzo di uno strumento grafico- proiettivo, apparentemente più indiretto,  possa aiutarle a superare le difese costruite negli anni e permetta l’accesso ad una metavisione della storia familiare.

E’ Meg a tracciare la struttura familiare, chiedendo aiuto alla sorella per ricordare nomi o date.

Rose indicherà solo se stessa, il suo ex- marito e la figlia, ora ventunenne, e l’unica zia materna.

E’ nella lenta costruzione del loro Genogramma che Meg ha un improvviso insight ed esclama: “ma nella nostra famiglia succedono sempre le stesse cose!” e la sorella mormora: “sembra una maledizione!”

Il terapeuta ha così lo spazio per introdurre il pensiero che non si tratta di destino o di colpa, ma che forse una sofferenza di cui nessuno ha potuto parlare ha cercato più volte lungo gli anni un modo di esprimersi. Così le generazioni successive sono rimaste in un certo senso bloccate intorno all’area del trauma originario, che veniva ripetuto nel tentativo di arrivare più vicino alle emozioni rimaste imprigionate con il silenzio.

Allora Meg si fa coraggio e dice alla sorella: “allora anche l’aborto di tua figlia è la stessa storia che si ripete!”

 

Anche la figlia di Rose, Mary, infatti, è rimasta incinta in una relazione precaria, che si è rotta al momento della gravidanza, e la stessa vicenda familiare non si è ripetuta per la terza volta, solo perché la giovane ha abortito. Secondo la regola familiare, questo aborto è rimasto segreto, oltre che per l’esterno della famiglia, anche per l’ex marito di Rose.

Mentre Meg cerca un modo per indicare quest’ultimo evento, Rose si mette improvvisamente a piangere e si chiede se questa litania di eventi dolorosi riuscirà mai a fermarsi.

Per la prima volta Rose si lascia andare e parla alla sorella delle umiliazioni vissute da bambina e aggiunge che non aveva mai potuto parlarne con la mamma, soprattutto dopo il matrimonio della mamma con il padre di Meg.  Rose non aveva mai potuto parlarne con nessuno, perché la storia doveva essere tenuta segreta, oltre che agli estranei, anche a Meg.

Dopo la morte dello stepfather e della madre, Rose per la prima volta si era sentita libera di dire la verità a Meg, sperando di condividere il passato con la sorella, ma la reazione di Meg le aveva fatto capire che non avrebbero mai potuto aiutarsi, anche perché Meg era stata molto più fortunata di lei, essendo cresciuta con entrambi i genitori!

Meg risponde: “ Io ho vissuto la stessa storia della mamma. Non mi sento molto fortunata, anche perché i miei bambini stanno vivendo la mia, in quanto sono esclusi come lo sono stata io da un segreto che li riguarda. Forse io non ho più voglia di mentire!”

 

Rose lascia i colloqui, dicendo che ha potuto parlare di sé più di quanto avesse mai sperato.

Segue così un periodo di terapia individuale, in cui Meg lavora in particolar modo sul periodo della prima gravidanza e sulla sua decisione di sposarsi, due anni dopo.

Dopo alcuni mesi di terapia, Meg chiede che possa partecipare anche il marito ai colloqui, perché lei è fermamente decisa a parlare ai suoi figli, anche perché Alex continua a dire al fratello “io sono adottato, perché non ci sono fotografie con il papà quando io ero piccolo”. Second Meg, è impossibile restare passivi in quella situazione.

In una breve fase di colloqui di coppia, il marito appare assolutamente non disponibile a svelare la verità ai due figli, e dice a Meg che è completamente pazza a mettere in pericolo l’equilibrio della loro famiglia.

Si apre dunque un nuovo versante problematico, per il quale il terapeuta cerca di aiutare la signora a coinvolgere il marito nel trovare una modalità per parlare con i loro figli.

Un giorno, Meg dice di aver parlato con Alex nell’ultimo weekend, e il bambino, con sua grande meraviglia, non è rimasto troppo sorpreso. “L’avevo capito dalle fotografie che quando ero piccolo papà non c’era”.

Alex le ha chiesto di non dirlo al fratellino, ma Meg ora non sembra più disposta a vivere in un’ area piena di segreti. Dopo pochi giorni, anche il secondo figlio viene informato della verità.

Il marito è molto arrabbiato con lei ed è ormai deciso a separarsi. La coppia viene inviata in mediazione.

Sia pure in una situazione difficile sia per lei che per i figli, Meg sembra aver acquisito la capacità di fare delle scelte autonome e di fronteggiare apertamente i problemi, rifiutando le vecchie modalità di occultamento.

 

Considerazioni teoriche

Questa situazione complessa richiama il concetto di trasmissione transgenerazionale di “oggetti non trasformabili” (Kaes, R., 1993). Tali oggetti sembrano aver avuto una “non-iscrizione” (Winnicott, D., V., 1974), cioè sembrano avere costituito un brano di vita non vissuto e perciò chiamato ad essere vissuto ancora ed ancora, perché le generazioni successive non possono pensare ciò che è stato vissuto senza essere pensato fin dall’inizio.

Questo è un caso di trasmissione trans-soggettiva, cioè di qualcosa che non può essere trasmesso al livello simbolico del pensiero e della parola (Kaes, R., 1993), o, nelle parole di Cigoli (Cigoli, V., 2005), un caso in cui è impossibile il passaggio della fiducia e della speranza dopo un errore vissuto come imperdonabile attraverso le generazioni.

Inoltre, questa situazione implica la ripetizione di un segreto. Nelle famiglie ci sono segreti positivi (Imber-Black, E., 1993), che contribuiscono alla distinzione funzionale tra individui e tra generazioni. Ma in questo caso si tratta di un segreto patogeno, perché provoca confusione nel livello gerarchico dei legami familiari.

Nella prima generazione, il segreto è mantenuto contro la seconda figlia e lega in modo disfunzionale la madre e la prima figlia. Nella terza generazione, il segreto è mantenuto contro il padre divorziato, escludendolo dalla conoscenza della gravidanza della figlia e dal seguente aborto.

Nella seconda generazione, il segreto, che esclude entrambi i figli, sembra avere anche uno scopo nascosto: mantenere l’asimmetria tra il marito, in posizione up, potente e generoso, e la moglie in posizione down, colpevole e bisognosa.

 

Considerazioni metodologiche

Dal punto di vista metodologico, si può dire che un “setting a geometria variabile” (Drigo, L., Monari, C., Taccani, S., 2005) può promuovere l’individuazione dei membri della famiglia, e permettere alle persone di distinguere i diversi aspetti problematici che all’inizio formano un groviglio inestricabile, chiamando al lavoro, passo dopo passo, gli individui coinvolti in uno specifico legame relazionale e aiutandoli a risolvere i problemi all’interno di un setting relazionale adeguato.

In secondo luogo, è importante sottolineare che il disvelamento del segreto non costituiva parte dell’obiettivo iniziale della terapia, perché il disvelamento non è terapeutico di per sé (Imber-Black, E., 1993). Ma esso diviene un bisogno della donna, ad un certo punto del suo lavoro. Il terapeuta tenta di supportarla nella sua ricerca di un modo tollerabile (prima di tutto per lei e per i suoi figli) di svelare il suo vecchio  segreto e di gestire le conseguenze del disvelamento: l’ opposizione del marito fino alla sua scelta di chiedere il divorzio.

nfine, è utile sottolineare l’utilità di utilizzare, nei momenti di impasse durante il lavoro terapeutico, qualche strumento non verbale, per esempio uno strumento grafico-proiettivo, per superare le difese che si sono strutturate lungo gli anni. Tali strumenti possono facilitare  l’emergere di elementi preconsci, che avrebbero richiesto più tempo per emergere a livello verbale. Ma l’uso di questi strumenti dipende sia dalla situazione sia dalle preferenze e dallo stile personale del terapeuta, perché non esiste la giusta ricetta per tutte le situazioni e per tutte le famiglie.  


BIBLIOGRAFÍA

Cigoli V., (2005) Di generazione in generazione. Trasmettere, tramandare, trasferire, in Nicolò A.M., Trapanese G. Quale psicoanalisi per la famiglia? Franco Angeli, Milano, 217-245.

Drigo M. L., Monari C., Taccani S., (2005), Coppie, famiglie e segreti transgenerazionali, A.M. Nicolò, G. Trapanese Quale psicoanalisi per la famiglia? Franco Angeli, Milano, 246-252.

Imber-Black E. (1993) Secrets in Families and Family Therapy, Norton, New York.

Kaës R., Faimberg H., Enriquez M., Baranes J.-J. (1993) Transmission de la vie psychique entre générations, Dunod, Paris.

Wachtel E. F. (1982) The Family Psyche Over Three Generation. The Genogram Revisited in Journal of Marital and Family Therapy , 8, 335-343.

Winnicott D.W. (1974), Fear of breakdown in International Review of Psychoanalysis, 1:103-107, trad. fr. La crainte de l’effondrement in Nouvelle revue de psychanalyse 11, 1977, 35-44


Resúmen

El caso clínico aquí presentado muestra la coacción a repetir de un esquema relacional disfuncional durante tres generaciones: un embarazo fuera de una relación estable y el mantenimiento del secreto respecto a los orígenes del hijo.

La repetición del mismo esquema disfuncional durante tres generaciones emerge abiertamente a través del Genograma construido durante una fase de la terapia familiar. Desde un punto di vista teòrico, este caso muestra la gran influencia automàtica de la historia de las generaciones pasadas sobre las sucesivas, cuando no es posible expresar abiertamente el dolor que provoca cuanto ha sucedido en el pasado.

 

Palabras clave

Repeticiòn- esquema disfuncional- transmisiòn transgeneracional




Résumé

Le cas clinique ici présenté montre la coaction à répéter d’un pattern relationnel dysfonctionnel le long de trois générations: une grossesse au dehors d’une rélation stable et le maintien du secret regard à l’origine de l’enfant.

La répétition du meme pattern dysfonctionnel le long de trois générations, ressort clairement à travers le Génogramme construit pendant une phase de la thérapie familiale. Au point de vue théorique, ce cas montre la grande influence « automatique» de l’histoire des générations passées sur les suivantes, lorsqu’il n’est pas possible de mettre à thème et manifester ouvertément le chagrin rélatif à ce qui est arrivé dans le passé.

Mots clé

Répétition- pattern dysfonctionnel- transmission transgénérationelle
 


Summary

This vignette shows the compulsion to the repetition of a dysfunctional relational pattern across three generations: a pregnancy out of a marital relationship and keeping it secret.

The repetition of the same dysfunctional pattern through three generations emerges openly through the Genogram built during a step of the family psychotherapy.

From a theoretical point of view, this case shows the great automatic influence of the history of the past generations on the new one, when it was not possible to elaborate and to express openly the sorrow about what had happened.

 

Key words

Repetition- dysfunctional pattern- transgenerational transmission

Los elementos parciales del genograma de Meg y Rosa

Fig. 1

Fig. 2

 

Fig. 3


 

El genograma de Meg y Rosa

Fig.4


 


Ondina Greco


T
erapeuta di coppia e famiglia, Servizio di Psicologia clinica per Coppia e Famiglia, Università Cattolica, Milano.