Floris Generica - Eduardo Catalano                               Buenos Aires, Argentina


  
Lo ‘spazio triangolare’ ed il setting nella psicoterapia psicoanalitica di coppia
Giulio Cesare Zavattini

Premessa

La psicoterapia di coppia si sta maggiormente diffondendo nella teorizzazione e nella prassi del movimento psicoanalitico seppure rimangano molte differenze tra i vari modelli di riferimento (Eiguer et alii 1984; Puget, Berenstein 1989; Scharff, Scharff, 1991; Losso, 1993, 2000; Nicolò, 1996; Norsa, Zavattini, 1997; Rusczczynski, 1993; Kernberg, 1995; Fisher, 1999; Grier, 2001; Santona, Zavattini, 2005).

Tuttavia, a mio avviso sta emergendo sempre più un’impostazione di fondo che risente sia delle versione più relazionale del concetto d’identificazione proiettiva (Fonagy, 1999, 2005) sia dell’incontro con il paradigma dell’attaccamento (Clulow, 2000).

Alludo, in particolare, al presupposto che lo stato interno di un soggetto sia regolato tramite il rapporto con l'altro, per cui è plausibile ipotizzare che quando una coppia si forma vi é un ingaggio vicendevole e dobbiamo chiederci se esso é all'insegna di un compito evolutivo legato ai processi di individuazione/separazione e di monitoraggio affettivo reciproco o se é "la messa in atto" di una relazione interna che può desiderare di essere tranquillizzata tramite modalità regressive o può, paradossalmente, ricercare una frustrazione (Zavattini 1988).

In secondo luogo dobbiamo interrogarci sull’uso che viene fatto della relazione in quanto tale, ciò che potrebbe essere chiamata la qualità del Senso del Noi (Norsa, Zavattini 1997; Zavattini, 2001) di cui la coppia è portatrice che sta ad indicare che accanto ai sentimenti di differenziazione sempre messi in evidenza nella modellistica psicoanalitica, bisogna dare attenzione anche al sentimento di appartenere. Parimenti è importante sottolineare che la logica dell’intervento presuppone un superamento della lettura meramente individuale assumendo quello che è stato chiamato lo stato mentale di coppia (Morgan, 2001) che, a sua volta, presuppone l’assunto che il paziente è la relazione (Rusczynski, 1993)

In ogni caso, qualsiasi siano le modalità del setting, bisogna tener conto che si viene a costituire un campo bipersonale condiviso (Baranger, Baranger 1969) tra i partner della coppia e terapeuta/i che influenza sul piano dell’hic et nunc la configurazione dei simboli e dei contenuti della seduta.

 

Sul setting di coppia

Affrontando più dettagliatamente le caratteristiche del setting di coppia si può mettere in luce che nel modello qui segnalato (Norsa, Zavattini, 1992; Zavattini, 1998) esso si caratterizza per una frequenza una volta a settimana e prevede un'aderenza, il più possibile, alla logica psicoanalitica:

a) in primo luogo con riferimento al tema del contenimento e della sospensione dell'azione.

In questo senso si differenzia dalla tecnica sistemica con le coppie sia perché non ha come obiettivo il cambiamento delle regole interattive (ridondanze pragmatiche), sia perché non fa leva su prescrizioni, assegnazioni di compiti, ristrutturazioni esperenziali in seduta.

b) si può inoltre precisare che durante la fase di valutazione ci si preoccupa soprattutto di ascoltare, osservare e ricevere l'impatto dei problemi di coppia seguendo, il principio dell'astinenza secondo la prassi psicoanalitica, evitando quindi di dare giudizi, rassicurazioni e soprattutto evitando di schierarsi per l'uno o l'altro partner della coppia.

L'atteggiamento mentale del terapeuta improntato ad un "setting interno" di sospensione del giudizio e d’ascolto attento alle comunicazioni di entrambi permette di ridisegnare una "lettura" della dinamica affettiva della coppia come luogo elettivo delle modulazioni delle relazioni interne del singolo, per cui si cerca di privilegiare nell'ascolto le fantasie condivise nella coppia e le attribuzioni reciproche di emozioni e affetti. In questo senso, seppur non rigidamente, ogni discorso individuale viene ascoltato in termini di coppia come appartenente ad un campo intermedio inconsciamente condiviso.

c) lo strumento cardine è l’interpretazione e ha come "ingresso" quello rappresentazionale e come strategia terapeutica, ovverossia come teoria del cambiamento o "bersaglio", la modificazione delle relazioni interne.

L'uso dell'interpretazione riguarda sia la comprensione dei significati profondi "dietro" la narrazione di fatti del presente e del passato da parte dei due partner in seduta, sia fantasie o sogni che possono essere portati (Lupinacci, Zavattini, 2004 a).

E’ necessario che i terapeuti comprendano le teorie personali su di sé, sul coniuge e sulla relazione con cui ognuno dà una spiegazione personale dello stato di disagio e malessere. Ossia la rappresentazione che ognuno si è fatto del proprio disagio e di quello di coppia.

d) altro parametro in comune con la tecnica psicoanalitica classica é la comprensione del transfert e del controtransfert, anche se indubbiamente un setting che prevede la co-presenza dei due partner presenta delle peculiarità.

Faccio riferimento a quanto appare condiviso dalla letteratura sul tema: ossia che i due coniugi vengono "portando" già un loro transfert, ossia la relazione di coppia può già essere descritta di per sé come una relazione transferale.

In questa prospettiva si può ipotizzare che nel lavoro con le coppie esistano due livelli (Eiguer, 1996):

a) il transfert tra i due membri della coppia, o transfert di coppia

b) il transfert sulla coppia terapeutica

La co-presenza di questi due aspetti rende peculiare e particolarmente arduo il lavoro con le coppie rispetto al lavoro con pazienti singoli. In particolare, nel lavoro con le coppie può essere più difficile per un psicoanalista mantenere una "posizione separata" ed "equilibrata" (Morgan 2001) soprattutto sul piano dell’assetto mentale, rispetto al rischio di cadere in una collusione e confusione in cui ciò che ognuno dei due partner dice può sembrare giusto o ragionevole.

Ciò rende particolarmente prezioso l'uso attento del controtransfert come capacità di riflettere "su quello che sta accadendo" mentre si é "dentro quello che sta accadendo".

 

Lo spazio triangolare

L’ultimo punto messo in luce merita un’ulteriore attenzione tenendo conto della riflessione clinica di quest’ultimi anni che ha sottolineato da un lato che il vero oggetto d’attenzione dovrebbe essere la relazione di coppia in quanto tale e dall’altro lato che lo psiconalista di coppia dovrebbe avere sempre a mente la relazione come atteggiamento mentale di fondo.

Il concetto stesso di relazione implica l'ampliamento dello spazio psichico, nel senso che non ci troviamo solo a che fare con lo spazio psichico individuale interno, ma col luogo "immaginario", non materiale, psichico appunto, dove la relazione si svolge ed i mondi interni, con i loro oggetti, le emozioni, si incontrano e si intrecciano. Il triangolo sembra la figura geometrica che meglio si presta a descrivere alcune delle strutture fondamentali della relazione di coppia e insieme permettesse di seguirne poi i mutamenti e le dinamiche (Lupinacci, Zavattini, 2004 b).

Vari autori, infatti, anche se su posizioni non completamente equipollenti, come Britton (1989) ed Emde (1991), hanno sottolineato che ciò che caratterizzerebbe il Complesso Edipico sia il "senso di esclusione", cioè l'insieme di sentimenti che il bambino prova quando comincia a comprendere che le altre due persone a cui si interessa sono coinvolte in un rapporto di intimità che lo esclude. Questa scoperta rappresenta però un elemento catalizzatore d’estrema importanza per lo sviluppo psichico, in quanto permette al bambino di fare esperienza della relatività.

Come è noto la capacità di tollerare il legame tra i genitori offre al bambino la possibilità di iniziare ad imparare che vi sono tipologie differenti di relazioni, da alcune delle quali si sarà sempre esclusi, in altre inclusi ed alcune che possiamo creare di per sé. Sul versante adulto i partner di una coppia dipendono emotivamente non solo dal contenimento reciproco che pariteticamente si offrono ma anche dallo stato della relazione che insieme contribuiscono a creare.

In questa prospettiva si potrebbe pensare ad un triangolo coniugale come "creato da ciascuno dei due partner e dalla loro relazione come terzo elemento", nel senso che la relazione può avere la propria identità in aggiunta a quella dei suoi membri. In altri termini si può pensare alla relazione di coppia come ad un’entità di per se stessa che potrebbe interferire o no con i bisogni e gli interessi personali dei due partner.

D’altra parte il triangolo coniugale può presentarsi come sbilanciato a scapito di uno dei due membri della coppia, oppure la valorizzazione della intimità della relazione coniugale può essere sostituita dalla funzione affidata a un figlio dell’essere una sorta di amalgama della coppia (Zavattini, 2004).

Il senso della triangolarità può inoltre oscillare nel ciclo vitale di una coppia o nella storia di una relazione affettiva intensa. Possiamo così pensare che quando due sono in una relazione affettiva significativa paritetica viene a crearsi una situazione geometrica più complessa di quella lineare uno ad uno. E’ in questo senso, come già detto, che il triangolo può essere la figura geometrica più approspriata per simbolizzare - e così aiutare a pensare - il concetto di tale relazione sentimentale, anche perchè la differente reciproca posizione dei vertici fra di loro, cambia di molto il valore della figura intera. Possiamo avere così triangoli equilateri o scaleni a secondo della posizione e distanza dei due vertici, ossia i partner, rispetto ad un vertice di riferimento R, la relazione.

In altri termini l’organizzazione psichica di coppia, può essere all’insegna di una dimensione armonica, ‘equilaterale’ appunto, in cui sono riconosciute le differenze ed il senso reciproco d’appartenenza, oppure si instaura una ‘dimensione scalena’ dove l'uno o l'altro dei membri della coppia può dominare o controllare la relazione rispetto all'altro che, inconsciamente, può colludere, ma ugualmente soffrirne e tutto il sistema della relazione diventare squilibrato e carico di sofferenza.

Infine, come hanno osservato vari autori (Ruszczynski, Fisher 1995; Fisher 1999) l’altro possibile terzo è lo psicoanalista di coppia, anche nei suoi confronti può essere temuta una dipendenza nella sua funzione di "testimone e "garante" di questa triangolarità. Vi può essere un gran timore che lo psicoanalista non assicuri quella funzione "equanime" che garantisce un senso di parità e di riconoscimento individuale.

Si può aggiungere che è necessario riuscire a mantenere una "equilateralità" che credo vada aldilà del pur importante concetto di neutralità, ma riguarda prendersi cura del terzo, qui inteso come la relazione tra due persone, che spesso viene affidato all’analista.

Chiamerò questa una funzione d’equilateralità rispetto ad una visione monadica in cui ogni partner "appoggia" (attualizza) sulla relazione un oggetto interno (di sé o/e dell’altro) o una fantasia sulla "coppia interna". Se l’indipendenza e contemporaneamente la dipendenza dall’altro e dalla relazione come terzo può essere invece osservata da una terza posizione (Britton, 1989), ciò può portare ad un ritiro progressivo delle proiezioni con la possibilità di approdare a relazioni più realistiche.

 

Conclusioni

Quello che ho voluto sottolineare in questo saggio è la necessità ad introdurre una logica di fondo che permetta il lavoro interpretativo nella terapia di coppia centrandolo sull’aspetto circolare del disagio psichico a fronte della spiegazione di tipo lineare di cui i pazienti sono portatori.

Uno dei primi obbiettivi del lavoro clinico con le coppie è infatti la possibilità di contenere e modulare l’ansia sottesa alla tendenza tipica di una coppia litigiosa ad attribuire il proprio disagio al comportamento od alle intenzioni dell'altro, non riuscendo solitamente a vedere il ruolo attivo che ognuno esercita nel legame. In termini più strettamente psicoanalitici ciò significa sgomberare il campo dalle identificazioni proiettive incrociate in particolare far vedere come l'altro venga inserito in una ‘costante relazionale negativa’ e la funzione che tale aspetto, apparentemente illogico e autosabotante, assume a livello dell'equilibrio interno e del modo di trattare le emozioni.

Si può anche precisare che nel lavoro clinico con le coppie l’obiettivo non è quello di insegnare ad interrompere od eliminare le proiezioni, ma piuttosto capire le proiezioni, come si formano e dove ci conducono. Ciò indica quanto sia complesso il processo di risoluzione dello splitting e della proiezione tramite la re-integrazione delle parti scisse del sé.

James Fisher a tale proposito osserva"... si potrebbe dire che l’obiettivo collegato a vedere una coppia come coppia potrebbe essere aiutare ogni partner a riconoscere queste proiezioni e scoprire come questi aspetti del sé sono sentiti e sono tollerabili. Il processo di riconoscimento di queste proiezioni e riconoscerle come aspetti del sé, è il cuore di ciò che qualche volta descriviamo come "riappropriazione o "riprendersi indietro" le proiezioni, un obiettivo centrale nel lavoro terapeutico con una coppia" (Fisher 1999).

Lo stile interpretativo adottato, nell'ambito degli interventi nel corso della terapia, cercherà, come strategia di fondo, di ricondurre quindi ciascuno alle ragioni profonde delle proprie tematiche identificative personali, sia di rendere più consapevoli i due coniugi delle tematiche interne dell'altro. In questo senso vale l’idea secondo cui la tecnica di interpretazione dovrebbe essere in grado di cogliere il doppio aspetto dato dalle dimensioni "condivise" e dalle dimensioni più legate alle dinamiche dei singoli nel senso di potere elaborare un'interpretazione incrociata che colga le dinamiche della collusione e dell'identificazione proiettiva reciproca (Zavattini, 2001).

Ciò significa assumere una logica di fondo che si può chiamare funzione di equilateralità in cui si tenga in mente la relazione" segnalando con tali riferimenti un uso accorto del transfert ed una notevole attenzione al controtransfert. In questa direzione il controtransfert è l’elemento fondamentale per il mantenimento del setting, o, se se si preferisce, il setting interno è il luogo del controtransfert.

Infatti, come scrive Mary Morgan (2001), - che si rifà al concetto di "terza posizione" di Britton (1989) -, un importante fattore di contenimento della coppia é rappresentato da un particolare assetto interno del terapeuta e cioè la possibilità di assumere lo "stato mentale di coppia", che "comprende molto più del tenere entrambi i partner in mente. Si tratta piuttosto di tenere in mente la relazione ossia quella posizione interna che permette di essere soggettivamente coinvolti con entrambi i partner, ma anche, al tempo stesso, di porsi esternamente alla relazione e osservare la coppia nella sua interazione.

Lo "stato mentale di coppia" del terapeuta sollecita gradualmente la formazione di un analogo stato mentale nei membri della coppia, nella misura in cui per ognuno di essi sarà possibile iniziare a percepire se stesso, i bisogni dell’altro e la relazione tra loro. Questo è senz’altro uno degli obiettivi della terapia di coppia ed il suo perseguimento può comportare un alleggerimento delle reciproche e rigide identificazioni proiettive che avevano costituito sia un elemento di paralisi degli aspetti dinamici della coppia, sia un elemento intrusivo, o comunque di forte interferenza negativa, nella psiche degli eventuali figli.

Si viene cioè a creare una relazione oggettuale di terzo tipo in cui si è testimoni e non comprimari, ossia una terza posizione dalla quale è possibile osservare i rapporti oggettuali e, una volta stabilito ciò, diventa anche possibile riflettere sull’essere osservati. Così lo spazio triangolare che si viene a creare nella relazione apre anche la strada alla conquista di una dimensione della mente più complessa rispetto al modello lineare di contenuto/contenitore. In questa dimensione della mente ampliata, una persona non è più solo beneficiaria del contenimento, ma i bisogni dell'altro e i bisogni della relazione possono e devono essere colti nel senso di riconoscere che vi sono due uguali aventi entrambi diritto a beneficiare del processo di contenimento e d’arricchimento da parte dell’altro e della relazione. Oppure, come direbbe James Fisher (Fisher, 1999), significa passare da una modalità di relazione narcistica ad una object-related.

L'obiettivo terapeutico deve essere quindi inteso come possibilità di ripristinare la corretta funzionalità della relazione che è quella di garantire un "Senso del Noi" collegato alle esperienze più costruttive e riparative del Sé e degli schemi che caratterizzano la collusione, in modo da favorire un Sé autonomo, separato, e più integrato, nonché una comprensione "in presa diretta" di ciò che viene affidato alla relazione come senso di appartenenza.


Giulio Cesare Zavattini
Prof. Ordinario di Psicodinamica di coppia con elementi di psicoterapia, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Psicoanalista S.P.I e I.P.A, Membro Associato Society of Couple Psychoanalytic Psychotherapists (London).



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Riassunto

Nel saggio viene delineato il profilo del setting relativo alla psicoterapia psicoanalitica di coppia mettendo in luce che la logica dell’intervento presuppone un superamento della lettura meramente individuale nell’idea che il paziente è la relazione e che le dinamiche e la configurazione dei configurazione dei simboli e dei contenuti della seduta vanno letti rispetto ad un campo bipersonale condiviso tra i partner della coppia e terapeuta/i. Viene infine delineato il concetto di spazio triangolare e la necessità che il terapeuta assuma uno ‘stato mentale di coppia’.

Key words: psicoterapia di coppia, setting, spazio triangolare